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Peter Gabriel

di Christian Zingales

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DAI GENESIS alla rivelazione. Quella di una forma canzone umanista portata fuori dal teatro della rappresentazione teatrale del progressive e centrata sulla messa in scena del reale. L’uomo, a cavallo tra due secoli. Modus operandi una fusione di carne, spirito e tecnologia. Nello slancio utopico verso un mondo senza confini, l’ideazione nell’80 del Womad, il World of Music, Arts and Dance Festival itinerante, la lotta per i diritti civili, la creazione nell’89 della etichetta discografica e degli studi di registrazione Real World, in un mix che è un ideale abbraccio di culture e colori e identità e differenti diversità dal mondo. La canzone rock in uno dei suoi più grandi update, declinata art e insieme cesellata in un’accessibilità globale, innestata di elettronica, impastata in una multiforme tavolozza etnica. In un lavoro sonoro innovativo, che esonda in una serie di dischi strumentali. E al centro l’uomo. Sviscerato fino a diventare topos letterario. L’uomo che dalla cima di una collina contempla spaventi e slanci di un abbandono, ed è un cambiamento di vita, ed è come un sogno: Solsbury Hill. L’uomo che piange la logica della soverchia e della sopraffazione: Mother Of Violence. L’uomo che non ce la fa più: Indigo. E quindi l’uomo fallito, e una donna che lo abbraccia e gli dice non mollare, vedrai che tornerà il sole: Don’t Give Up. L’uomo e il suo rapporto con la donna: Blood Of Eden. L’uomo davanti alla famiglia quando è sinonimo di tragedia o genera orrore: Home Sweet Home. L’uomo che si muove nel buio: Intruder. L’uomo che evapora insieme alla sua memoria: I Don’t Remember. L’uomo che non accetta l’altro da sé e quindi sé stesso: Not One Of Us. L’uomo ucciso per aver lottato per giustizia e uguaglianza: Biko. L’uomo nel suo senso di possesso animale: Shock The Monkey. L’uomo che celebra la funzione sessuale: Sledgehammer. L’uomo che conosce l’oscenità degli spasmi: Passion. L’uomo a cospetto della catartica fine, un’apocalisse che lava e purifica: Here Comes The Flood. Un uomo chiamato Peter Gabriel. Voce pastosa e roca, scura ma trafitta da frecce di luce, che circuisce l’ascoltatore con rondò compassionevoli e curve introspettive e poi improvvisamente, quando ti ha in pugno, strappa verso l’alto, in boati drammatici, strazi e ricatti. Gentleman che dai suoi eremi a Bath ha saputo porre una sapiente distanza con il mondo reale, operando una spietata regia del suo percorso. […]

…segue per 14 pagine nel numero 308 di Blow Up, in edicola a gennaio 2024

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