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Kinks

di Roberto Calabrò

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NEL PRIMO ATTO di “Sunny Afternoon”, il musical sui Kinks andato in scena sui palchi del West End, a un certo punto si sente l’attore che impersona Dave Davies esclamare “We’re working class socialists from Muswell Hill!”. Ed è proprio qui, in questo bel village nella zona nord di Londra, che esattamente sessant’anni fa prende il via la storia del formidabile quartetto britannico. Raymond Douglas Davies e suo fratello David, di tre anni più piccolo, crescono al numero 6 di Denmark Terrace, una casetta in mattoni su Fortis Green Road, strada che si snoda come un serpente dal cuore del quartiere fino a East Finchley. A casa Davies la musica è sempre presente e i due fratelli iniziano ad assorbirla sin da tenera età: il sabato sera la living room si riempie di amici dei genitori che chiacchierano, bevono e ballano al ritmo del music hall. Le sei sorelle maggiori invece li introducono al jazz e al rock’n’roll di cui sono fan sfegatate. Così, appena adolescenti, i due mettono insieme il loro primo gruppo. Si fanno chiamare Kelly Brothers e tengono il loro primo concerto al Clissold Arms, il pub di fronte casa che a sessant’anni di distanza è ancora lì. Da quel primo show si mettono in moto una serie di eventi: Ray chiama l’amico e compagno di scuola Pete Quaife a occuparsi del basso e quest’ultimo John Start alla batteria: nasce il Ray Davies Quartet. Da lì in avanti, con un carosello di line-up e nomi cangianti (Ramrods, Boll-Weevils, Ravens), il gruppo si fa conoscere in zona fino a quando non arriva il sospirato contratto discografico con la Pye, grazie ai buoni uffici del produttore americano Shel Talmy. […]

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